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Su quest’uva questo vino sono stati versati fiumi di inchiostro. Perché? Per la sua bontà e per la scarsità della produzione.
Antichissimo vitigno già coltivato in epoca
imperiale romana, intuito più che citato nei testi col vero nome,
scomparso nei secoli e poi riassunto a nuova
gloria nel ’700-’800, nuovamente scomparso e risalito agli altari intorno al
1970. Colore: giallo paglierino, talvolta
carico, spesso giallo o zecchino, giallo oro vecchio o quasi ambrato, dopo
alcuni anni di invecchiamento.
Profumo:
profumo che ricorda il favo d’api colmo di miele prodotto con tutti i
fiori dei campi. Da qui un bouquet ampio, di eccezionale eleganza,
straordinariamente amalgamato, con un’incredibile serie di sfumature
aromatiche.
Gusto: sapore
dolce-non-dolce, di nobile razza, aristocratico, lunghissimo nelle
sensazioni che cangiano in continuazione. Non una nota stonata e nemmeno
più forte dell’altra. Una sinfonia insomma. Accostamenti gastronomici: difficile
l’accostamento. Come un brillante, come una preziosa perla, ama la
solitudine. È grande vino da meditazione, sorprendente su alcuni formaggi
piccanti. Va servito fresco ma non freddo.
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